GIARDINO DEI GHIACCIAI DI CAVAGLIA:

Una importante barriera rocciosa formata da due emergenze oggi quasi del tutto rimboschite, sbarra a valle la piana di Cavaglia: si tratta dei Motti di Cavagliola; e proprio sul dosso che s'affaccia sulla forra del torrente Cavagliasch si trova il Giardino dei ghiacciai.

Durante l'Era Glaciale il grande ghiacciaio, oggi noto come Vadret da Palù, occupava tutta la valle. Nel corso di millenni, fra avanzate e ritiri, la sua potente azione erosiva ha modellato i profili rendendoci l'odierna morfologia. Le rocce più dure che limitano la piana di Cavaglia e, in misura minore, quella di Grüm, impedirono alla forza del ghiacciaio di scavare un solco uniforme. Alle loro spalle, trovando terreni più malleabili, il ghiaccio escavò ampie conche che, successivamente, si sono riempite di detriti per dar luogo ai pianori descritti.

La coriacea barriera dei Motti di Cavaglia costituiva un drastico cambio di pendenza nel letto del ghiacciaio preistorico che in questo punto aveva uno spessore stimato in circa 500-700 metri. Si creava qui un'imponente "cascata" di seracchi, con crepacci che raggiungevano persino il letto roccioso e dentro i quali precipitava l'acqua superficiale di fusione, che si aggiungeva a quella di fondo. Cadendo dall'alto l'acqua trasportava detriti di ogni dimensione e raggiungeva le rocce con una velocità di circa 100 km/h originando movimenti vorticosi. In alcuni punti questo fenomeno si concentrò per secoli, millenni; assieme all'acqua, che già trasportava in sospensione una erosiva sospensione di finissima polvere rocciosa, vorticavano pietre di maggiore dimensione. Lentamente questo incessante e potentissimo lavoro di mola ebbe ragione della sottostante superficie rocciosa e, una volta creata una prima seppure impercettibile concavità, il fenomeno non poteva far altro che approfondirsi e accentuarsi.




L'ampia conca di Cavaglia si trova a 1700 metri di altezza e forma una sorta di gradino ad interrompere la Val Pila, piccola affluente occidentale della Val Poschiavo. Poco sopra Cavaglia si trova un'altra grande piana, quella di Grüm dominata, a sua volta, dal grande anfiteatro glaciale compreso fra il Piz Varuna, il Piz Palù e il Piz Cambrena.


Spesso, i nostri piedi si posano ignari su testimonianze di un antico passato che difficilmente, se non per qualche caso fortuito, potranno essere riportate alla luce. È così per i segni lasciati dall'uomo come incisioni rupestri, fuochi di bivacchi, mura di case e fortificazioni, ma lo stesso vale anche per le manifestazioni naturali, come ad esempio nel nostro caso delle magnifiche marmitte dei giganti di Cavaglia.

La presenza di questo fenomeno naturale era nota da parecchi anni; ma una prima descrizione scientifica risale solo al 1957, con tesi di laurea del geologo poschiavino Aldo Godenzi, che descriveva con dovizia di particolari la geologia della conca e della soglia glaciale di Cavaglia. Tuttavia queste meravigliose sculture naturali erano, per lo più, riempite dai materiali depositatisi nel corso dei millenni e visibili solo con difficoltà. Spesso la loro presenza era intuibile solo perché, trattenendo maggiormente l'umidità delle precipitazioni, il terreno che riempiva la cavità era più umido di quello circostante. Resosi conto dell'importanza della zona, un gruppo di appassionati locali ha costituito l'associazione "Giardino dei ghiacciai Cavaglia", G.G.C. allo scopo di valorizzare turisticamente il fenomeno naturale.