Per raggiungere Cavaglia esistono due comode alternative. La più consigliabile è quella di avvalersi del trenino della Ferrovia Retica che si può prendere in Italia, da Tirano, oppure già in territorio elvetico, da Poschiavo. La salita con questo simpatico trenino rosso è già, di per sé, un piccolo meraviglioso regalo che ci riserva la giornata. L'uso della ferrovia è senz'altro un sistema più ecologico e ci permetterà di cogliere aspetti del paesaggio che altrimenti, con l'auto, ci sfuggirebbero. Per questo motivo non ci dilunghiamo sulla descrizione del secondo metodo d'approccio, che è quello stradale.
Scesi alla stazione di Cavaglia conviene dirigersi direttamente verso il Giardino dei ghiacciai la cui ubicazione e perfettamente descritta da grandi pannelli esplicativi. Dalla stazione seguiamo, quindi, la stradina che verso sinistra si porta al margine meridionale della piana. Dopo circa 300m, ad un bivio, prendiamo a destra scavalcando il Cavagliasch su un ponte; fatti pochi metri, ancora sulla sinistra, ecco apparire il cartello che indica la partenza della gita. Una facile e breve salita, fra roccioni sporgenti e magnifici larici che c'inondano dei loro profumi, ci porta in breve alla soglia del Giardino.
Con molto buon gusto e senso artistico l'ingresso alla parte più interessante del percorso è fiancheggiato da cordoli di ciottoli tondeggianti di ogni dimensione mentre nel bosco spiccano strane "sculture" piramidali ottenute con pile degli stessi ciottoli. Al momento potremmo ritenere che si tratti solo degli abbellimenti voluti da un architetto; poi si capisce che i sassi arrotondati altro non sono che i responsabili dello scavo delle marmitte recuperati sul loro fondo. Il percorso è indicato con semplici freccette rosse e ci guida verso sinistra sull'orlo di alcune magnifiche escavazioni il cui orlo è protetto da moderne transenne d'acciaio che non stonano affatto con l'ambiente circostante conferendo un pizzico di modernità.
Con calma si possono ammirare le grandi cavità, alcune delle quali profonde parecchi metri e larghe altrettanto, perfettamente lisce, perfettamente circolari. Con saggezza sono stati lasciati alcuni ciottoli sul fondo per far capire come sia avvenuto lo scavo. Piegando poi a destra si sale su una dorsale di rocce montonate che affiorano fra i mughi; col calore del sole queste piante resinose ci rimandano altri aromatici profumi, diversi da quelli del larice. Zigzagando fra i mughi e le rocce affioranti si giunge, infine, sull'orlo del promontorio roccioso, affacciato sulla valle di Poschiavo e punto panoramico eccellente. Nei pressi, alcune pietre squadrate fungono da panche per chi voglia ammirare il paesaggio con calma, meditare o anche solo riposare. Il rientro, assai breve, ci riporta presto sulla soglia del Giardino da dove inizia la discesa verso la piana di Cavaglia.
A questo punto non resta che fare due passi nel centro principale per ammirare l'ordine e la cura con cui sono conservate le abitazioni del luogo. Presso il rifugio Casa Cavaglia si potrà poi avere una pausa di ristoro per dissetarsi e godere di uno spuntino o di un pranzo completo.
Il ritorno può essere effettuato con il solito trenino che, ad intervalli regolari, si ferma nella vicina stazione. In alternativa si può percorrere il "sentiero didattico" che da Cavaglia raggiunge Poschiavo passando dapprima sulla forra del Cavagliasch e poi fra i boschi e gli alpeggi sottostanti.
Volendo, può essere interessante anche andare a visitare la soprastante piana dell'Alp Grüm avvalendosi del solito trenino e poi scender a piedi su Cavaglia grazie al comodo sentierino di collegamento che, in circa 15 minuti, riporta al punto di partenza. Avremo così modo di dare un'occhiata anche al responsabile primo della formazione geologica delle marmitte dei giganti, il ghiacciaio del Palù, che ormai si è ritirato bene in alto celandosi allo sguardo di chi lo cercasse da quote inferiori.
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